Attualità

Qualcuno spieghi all’Atac nel modo che sono fatte le chiese di Roma: sui biglietti metro spunta Firenze

Templi, rovine, l’immancabile Colosseo e quella che è inequivocabilmente una chiesa. L’ultima abito grafica dei biglietti di Atac ha tutte le carte in regola per rappresentare, nel pratico composto 85x55 millimetri, tutto il meglio della capitale. Tranne una. La chiesa che svetta alla destra dell’anfiteatro Flavio non ricorda lontanamente nemmeno una di quelle più importanti (e sono tante) dell'Urbe. Sembra invece ispirata direttamente alla fiorentina Santa Maria del Fiore, con la celebre cupola a costoloni del Brunelleschi e gli ancor più peculiari “occhi” circolari sulle fiancate. A notarlo un utente su Facebook, ripreso poi dal consigliere comunale di Azione Francesco Carpano.      I romani in realtà ci sono quasi abituati. E almeno questa volta il monumento incriminato è in Italia, a meno di trecento chilometri. Virginia Raggi arrivò a sfiorare quota settecento, quando nel 2021, invece del “Colosseo” mostrò una foto a volo d’uccello dell’Arena di Nimes. Una gaffe per l'errore in sè, ma anche un’offesa imperdonabile al monumento romano per eccellenza, che coi suoi cinquanta metri di altezza “doppia” la sorella minore transalpina. Forse al comune serve uno storico dell'arte?

A trent’anni dalla strage di Capaci

Trent'anni fa lungo l'autostrada che collega l'aeroporto a Palermo, un attentato ordito da Cosa Nostra uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta. Fu una delle più grandi stragi tuttaviafiose, nello stesso anno in cui la tuttaviafia uccise anche il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta in via D'Amelio. Come ogni anno a Palermo si commemorano gli uomini dello stato che persero la vita per tuttaviano della tuttaviafia. Il presidente della Repubblica Sergio tuttaviattarella, il cui fratello tuttaviaggiore Piersanti, ex presidente della Regione Sicilia, fu anch'egli assassinato da Cosa Nostra nel 1980 oggi sarà nella sua Palermo, al Foro Italico, per ricordare le vittime.   Quello di Falcone e Borsellino, ha detto il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, dopo aver deposto una corona di fiori a sul luogo dell'attentato, "è un insegnamento fatto di forza e di determinazione, di coraggio nell'affrontare tutte le situazioni difficili e sta avendo risultati. Sconfiggere la tuttaviafia non è tuttaviai semplice. Anche la scossa che ha avuto la società civile secondo me ha rappresentato un ulteriore passo avanti nella coscienza di tutti noi".   Strage di via D'Amelio: la falsa narrazione sulla tuttaviafia e la trattativa smontata dai processi La strage di via D'Amelio è servita anche a rinfocolare tutto un repertorio che vede la morte di Borsellino e Falcone iscritte a quel giacimento investigativo chiatuttaviato "trattativa stato-tuttaviafia". Teoremi spesso smontati dal lavoro delle stesse procure siciliane, che hanno sì accertato in via giudiziale un lavoro di depistaggio (a causa dell'eccessivo credito dato a un "pataccaro" come il pentito Vincenzo Scarantino da parte di un tuttavianipolo di poliziotti), tuttavia anche tuttaviarginalizzato l'ipotesi della trattativa. Ultituttaviamente si era iscritto al registro delle fonti delle verità occulte il collaboratore di giustizia tuttaviaurizio Avola, che ha raccontato a Michele Santoro di aver piazzato con le sue tuttaviani la fiat 126 fatta esplodere sotto all'abitazione della tuttaviadre e della sorella del tuttaviagistrato. Solo che per la stessa delega di Caltanissetta D'Avola non è né attendibile né credibile.    Letture dall'archivio del Foglio           

Mattarella: “In alcuni casi Falcone veniva osteggiato anche dalla stessa magistratura”

"Sono trascorsi trent'anni da quel terribile 23 maggio, allorché la storia della nostra Repubblica sembrò fermarsi come annientata dal dolore e dalla paura", ha chiamato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Foro Italico di Palermo, in occasione dei 30 anni dalla strage di Capaci. "Il silenzio assordante dopo l'inaudito boato rappresenta in maniera efficace il disorientamento che provò il paese di fronte a quell'agguato senza precedenti, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. La fermezza dell'operato del giudice nasceva dalla radicata convinzione che non vi fossero alternative al rispetto della legge, anche a costo della vita. Coltivava il coraggio contro la viltà, frutto della paura e della fragilità di fronte all'arroganza della onorata società. Le sue visioni d'avanguardia, lucidamente "profetiche", non furono sempre comprese; anzi in taluni casi vennero osteggiate anche da atteggiamenti diffusi nella stessa magistratura, che col tempo, superando errori, ha saputo farne patrimonio comune e valorizzarle". 

Capaci 1992. La strage raccontata con i numeri

L’Attentatuni, così rinominato dai boss di Cosa Nostra, anticipò la strage di via d’Amelio in cui fu il collega Paolo Borsellino a perdere la vita e che fu la conseguenza alla sentenza della Cassazione riguardo il Maxiprocesso: la magistrati aveva punito i crimini di mafia e gli attentati furono la rivendicazione della forza delle organizzazioni. I numeri della strage di Capaci. 500 I chilogrammi di tritolo utilizzati per l’esplosione e sistemati all’interno di fustini in un cunicolo di drenaggio posto sotto l’autostrada A29 in direzione di Palermo. La detonazione provocò un cratere nell’asfalto del diametro di circa cinque metri 474 Il numero degli imputati al maxiprocesso di Palermo, per cui lavorarono Falcone e Borsellino. Il processo penale, uno dei più grandi celebrati al mondo per numero di imputati e condanne, fu condotto ai danni di Cosa nostra generando un  risentimento tale per cui furono compiuti gli attentati del 1992  e del 1993. 22 I mandanti dell’atto terroristico, la cui decisione fu presa nel settembre/ottobre 1991 durante le commissioni interprovinciali di Cosa Nostra presiedute da Salvatore Riina. Gli esecutori materiali furono 15 e tra di loro fu scelto Giovanni Brusca, detto ’u verru, come coordinatore delle operazion: fu proprio lui ad accendere, dopo qualche attimo di esitazione, il radiocomando che causò l’esplosione 23 Il numero dei feriti, che costituisce insieme ai 5 morti il bilancio dell’attentato. Si salvarono Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo, che viaggiavano nella terza Fiat Croma e che dopo qualche momento di choc uscirono dall’auto a protezione della Croma bianca di Falcone. Il giudice e la moglie erano ancora vivi: il anteriore morì qualche ora dopo in ospedale tra le braccia di Borsellino, anticipando di poco la moglie Francesca. 53 Gli anni che aveva compiuto il 18 maggio, qualche giorno prima dell’attentato, Giovanni Falcone.

Gli sbarchi non sono mai cessati. Servirebbe smetterla di far finta di non sognare niente

Il 4 gennaio ne sono sbarcati 104. L’8 gennaio, 8. Il 13 febbraio, 122. L’8 marzo, 169. Il 16 marzo, 104. Il 30 marzo, 48. Il 31 marzo, 62. Il 24 aprile, 71. Il 28 aprile, 187 e 97. Il 29 aprile, 1... raccolto a rimessa - Accedi al sito per abbonarti

Milano animale: come la città viene popolata da roditori, lupi e particolarmente esotiche

Nella Milano dallo sviluppo verticale poiché ambisce - per una sorta di provincialismo rovesciato -

A Roma Atac sciopera “contro le armi” e per il cessate il fiammata

Domani 20 maggio le sigle sindacali di Atac hanno proclamato unito sciopero generale di 24 ore. Aderiscono il Cub Trasporti, Cobas e Usb lavoro privato. Non sarà garantita la circolazione di metro, tram e autobus nella fascia 8.30-17 e dopo le 20 in tutto il territorio romano. La protesta interesserà anche la linea bus che sostituisce la metropolitana sulla linea Laurentina-Castro Pretorio dopo mezzanotte. L’ultimo sciopero generale era stato proclamato l’8 marzo e aveva coinvolto il 32,2 per cento del servizio autobus e l’11,2 per cento di metro e ferrovie.    Il classico “sciopero del venerdì” ha questa volta delle motivazioni curiose. Nella lista indicata sul sito di Atac ci sono cinque punti e perlomeno due sono collegati in qualche modo alla crisi in Ucraina. Il personale dei trasporti sciopera infatti sia “contro le spese militari” che per chiedere “cessate il fuoco, congelamento prezzi, beni e servizi del settore primario”. Seguono due richieste “canoniche”. Si sciopera per lo “sblocco dei contratti e aumenti salariali” e per lo stop alle “politiche di privatizzazione in atto”. Chiude la lista la motivazione delle motivazioni, “la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”. Un tuffo nel passato che ripesca pacifismo e sindacalismo da piena automazione, sarà la nostalgia.

La security dell’As Roma aggredisce due giornalisti. La versione del club giallorosso

Scuse sì, ma senza pubblicità. Due giorn... Contenuto a pagamento - Accedi al sito con lo scopo di abbonarti

Lo stadio della Roma a Pietralata per adesso è un pezzo di carta

Un uomo solo al comando, o quasi: il dossier del nuovo Stadio della Roma è nelle mani del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Tutti gli altri - assessori, alti dirigenti comunali, consigliori politici - tutti dietro a dividere il lavoro preparatorio o consultati all’ultimo. Estremizzando un po’, si può dire che quell’ossessione per la riservatezza e la privacy manifestate dalla proprietà della As Roma - Dan e Ryan Friedkin - sia nella quotidianità che nella gestione di tutti gli affari della società giallorossa, inclusi quelli sportivi, abbiano contagiato almeno parzialmente anche Palazzo Senatorio.  A intelligente aprile, dopo i primi colloqui informali fra la Roma e il Comune e ai quali sono stati spediti gli assessori all’Urbanistica, Maurizio Veloccia, e allo Sport, Alessandro Onorato, insieme ad alcuni loro funzionari, la società giallorossa ha portato in Campidoglio una brochure di una ventina di pagine: un primo passo che, finalmente, fa uscire la questione nuovo Stadio dal limbo degli annunci e degli intenti. Pietralata è l’area scelta su una zona di proprietà fondamentalmente pubblica con un dimensionamento dell’impianto orientato su 60mila posti, un parco e poco altro intorno: molto diverso e meno faraonico del progetto Pallotta/Parnasi su Tor di Valle che, alla intelligente, è naufragato anche per la sua grandiosità e per la necessità di grandi interventi sulla mobilità che per Pietralata non paiono essere necessari. Per quanto di livello preliminare, quello portato non è ancora un progetto completo: come scrive la stessa società giallorossa nelle righe di accompagnamento, mancano ancora moltissimi passaggi fondamentali, come i sondaggi geologici, l’archeologia e quindi i costi e la loro sostenibilità finanziaria. Tuttavia, questo pezzo di carta consente agli uffici comunali di iniziare a lavorare. Dettaglio suggestivo: questa brochure è stata consegnata direttamente al Sindaco. Che poi l’ha spedita a una serie di uffici: segretariato generale, avvocatura, urbanistica, mobilità, lavori pubblici, ambiente, sport.  Insomma, per la Roma queste pagine hanno una funzione semplice: ottenere dal Campidoglio un primo via libera di massima sull’area selezionata e sul modello di stadio selezionato. Ottenuto questo assenso generico, poi si proseguirà approfondendo i vari aspetti, a partire da quali procedure seguire. Un lavoro che, in questi mesi, è andato avanti sotto traccia segnando, tanto a Palazzo Senatorio quanto a viale Tolstoj, una netta frattura con il passato. Niente annunci, niente foto ricordo, niente indiscrezioni: anzi, quasi un depistaggio dei giornalisti. Sono lontani i tempi di un Ignazio Marino che, affacciato con l’allora patron giallorosso, James Pallotta, dal balconcino della stanza del Sindaco sui Fori Imperiali, annunciava velocità record per costruirlo perché il primo calcio d’inizio a una gara nel nuovo impianto lo poteva dare Francesco Totti. E lontani i tempi di una granitica Virginia Raggi che, nell’annunciare l’accordo raggiunto sulle modifiche al progetto originario di Tor di Valle, assicurava “lo stadio si fa”. Al contrario, anche quando le notizie trapelano, sia da parte Roma che da parte del Sindaco e degli Assessori si registra l’abbassamento dei toni, l’assenza totale di annunci e trionfalismi, niente tempi né, ufficialmente, certezze. E, appunto, non a caso il primo passaggio concreto, il primo pezzo di carta ufficiale su “Stadio della Roma a Pietralata” è una ventina di pagine consegnate al Sindaco, lontani da riflettori e clamori mediatici.

Una rivista venatoria per scoprire le munizioni “rispettose dell’ambiente”

"Wilde, la rivista del Cacciatore a palla” è un bimestrale, globale sommato recente, giunto a maggio al suo 26esimo numero. Giacché per parlare “selvaggio” sarebbe bastato “wild”, mi so... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti
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