Coronavirus in Italia, il bollettino del 18 giugno: 1147 nuovi casi, 35 decessi. Indice di positività al 0,5 per cento

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Coronavirus in Italia, il bollettino del 18 giugno: 1147 nuovi casi, 35 decessi. Indice di positività al 0,5 per cento

Contagi in discesa da 1.325 a 1.147 con il tasso di positività che perde un decimale, portandosi allo 0,5%. I decessi sono 38, mentre nelle terapie intensive si contano 28 ricoverati in meno, con 11 nuovi accesi. Sono invece 208 i letti che si liberano nei reparti di medicina.
In netta discesa i contagi in Lombardia che da 232 passano a 114 mentre si dimezza dallo 0,6 allo 0,3% il tasso di positività.
Sono 58 contro gli 89 di ieri i nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 in Piemonte, lo 0,3% di 22.097 tamponi eseguiti. Gli asintomatici sono 31 (53,4%). Lo rende noto l’Unità di crisi regionale, che nelle ultime 24 ore ha registrato anche due decessi, nessuno nella giornata di oggi, e 210 guariti. I ricoverati in terapia intensiva sono 36 (-1), negli altri reparti 233 (-12); le persone in isolamento domiciliare 1.636Lieve crescita da 60 a 67 dei contagi in Toscana, con il tasso di positività che dallo 0,8 sale all’1%.

 In Veneto contagi in ripresa da 61 a 72.
Scendono da 89 a 71 i casi in Emilia Romagna con il tasso di positività che dall’1,1 passa allo 0,8%.

Su quasi 9mila tamponi nel Lazio (-312) e oltre 15mila antigenici per un totale di oltre 24mila test, si registrano 147 nuovi casi positivi (+28), i decessi sono 3 (-5), i ricoverati sono 337 (-31). I guariti 564, le terapie intensive sono 77 (-4). Il rapporto tra positivi e tamponi è al 1,6%, ma se consideriamo anche gli antigenici la percentuale scende al 0,6% i casi a Roma città sono a quota 94.
Casi in discesa da 131 a 107 in Campania, mentre il tasso di positività va più che a dimezzarsi, passando dal 3,5 all’1,5%.

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Passano da 90 a 106 i casi in Puglia dove il tasso di positività sale di due decimali all’1,5%.

Le tre regioni con l’incidenza di casi settimanali ogni 100mil abitanti più alta in Italia sono la Basilicata (30,7), la Sicilia (30,5) e la Calabria con 24,9. La regione con il valore più basso è la Liguria con 6,2 casi ogni 100 mila abitanti, e in tutte e regioni il valore non tocca mai il limite soglia dei 50 casi, con un valore medio nazionale 16.7 casi ogni 100 mila. L’incidenza, assieme alle percentuali di occupazione dei posti letto da parte dei pazienti Covid rappresenta il valore chiave per le decisioni sulle aperture o sulle misure restrittive. La scheda degli indicatori decisionali (fonte Ministero della Salute / Protezione Civile) aggiornata al 17 giugno, riporta anche la situazione negli ospedali. Per quello che riguarda i reparti in area medica la percentuale più alta di occupazione è in Calabria con 15,9% di presenze di malati Covid, ed è l’unica regione con un valore sopra il 10%. Seguono la Sicilia al 9,4% e la Campania 9%. La percentuale più bassa è 0,8% in Friuli Venezia Giulia con 0,8%. La media nazionale, costantemente in diminuzione, è arrivata al 5,7%. Infine per la terapia intensiva la regione con i reparti più occupati da pazienti Covid sono la Toscana con l’11,6%, il Piemonte 7,5, e l’Emilia Romagna allo 7,4. Per Valle D’Aosta, Molise e Basilicata il valore è dello 0%, con una media nazionale del 5,9%.

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«Ho appena firmato una lettera per dire alle regioni di continuare a cercare in maniera attiva gli over 60. Ad oggi ne mancano ancora 2,8 milioni», rivela il Commissario per l’Emergenza Covid, Francesco Figliuolo, a margine della sua visita allo Spallanzani di Roma. «Con il trend attuale -ha poi aggiunto ridimensionando l’obiettivo del milione di dosi al giorno- arriveremo attorno alle 600mila somministrazioni, ma non potremo salire oltre questi numeri. L’obiettivo è essere costanti sulle 500mila, che ci porterà a chiudere la campagna a fine settembre con l’80% della platea dei 54 milioni di italiani vaccinabili».

Almeno in Lombardia, da giovedì 17 giugno data di inizio delle vaccinazioni eterologhe le defezioni sono state meo del 3%. Per il coordinatore della campagna vaccinale della Lombardia, Guido Bertolaso, «non si sono registrate difficoltà». Sul totale complessivo delle persone prenotate fra lunedì 14 e ieri, circa 400.000, infatti, non si sono presentate 11.000 persone. «Si tratta di un numero assolutamente fisiologico e legato più che altro a motivi diversi dal richiamo con un altro vaccino – ha commentato Bertolaso -. Non vi sono state reazioni negative al medico che informava gli under 60 sulla vaccinazione eterologa – ha concluso Bertolaso nel corso di un punto stampa sulle vaccinazioni anti-Covid in Lombardia – e nella stragrande maggioranza dei casi c’è stata una totale adesione».

Sulla cosiddetta vaccinazione eterologa contro il Covid, ovvero quella che fa la prima dose con un tipo di vaccino (AstraZeneca) e la seconda con un altro (Pfizer), il Piemonte segue intanto le indicazioni nazionali. Lo ha sottolineato il governatore Alberto Cirio, a margine del via alle vaccinazioni nella farmacia torinese di piazza Madama Cristina a Torino.

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«Quella riguardante AstraZeneca – ha detto Cirio – non è che l’ultima di una serie di incongruenze che, sia chiaro, non arrivano dalla struttura commissariale – anzi da quando c’è il generale Figliuolo le cose sono cambiate in meglio – ma dalla comunità scientifica italiana la quale, tra comitato tecnico scientifico, ministero della salute, Aifa e vari comitati etici sparsi sul territorio, dicono ognuno la loro. E spesso non arrivano a una informazione tempestiva e soprattutto univoca. Noi – ha rimarcato – seguiamo le indicazioni nazionali: non vacciniamo con AstraZeneca le persone sotto i 60 anni, e sul dibattito se fare volontariamente la seconda vaccinazione con AstraZeneca per chi ha fatto con questo vaccino la prima dose, noi pensiamo che la libertà personale quando il consenso è dovutamente informato, vada sempre garantito. Però ci rimettiamo alle istanze che arriveranno da Roma. Attendiamo solo che siano certe, chiare, univoche e tempestive».

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Accelera il rimbalzo dei contagi Covid alimentati dalla variante Delta (ex indiana) nel Regno Unito: lo confermano i dati di Public Health England (Phe) stando ai quali nell’ultima settimana censiti vi sono stati quasi 76.000 casi stimati, concentrati in Inghilterra e Scozia, dove rappresentano ormai il 99% del totale, con un aumento del 79% rispetto ai 7 giorni precedenti. Uno studio aggiornato della stessa Phe porta peraltro al 75% l’efficacia media dei vaccini esistenti (analoga per Pfizer e AstraZeneca) contro i ricoveri ospedalieri già dopo una sola dose: senza distinzioni fra contagi da variante Delta o Alfa (ex inglese).

Da Barcellona intanto il Premier Draghi dice ci ricorda che l’emergenza non è finita. «Le prospettive complessivamente favorevoli nascondono alcuni rischi significativi. Benché la situazione pandemica sembri sempre più sotto controllo, siamo ancora lontani dalla fine», afferma il premier. «Gli sforzi vaccinali finora si sono concentrati nel mondo ricco. Solo lo 0,3% di dosi nei paesi a basso reddito, mentre i più ricchi hanno distribuito l’85%, una differenza non solo è eticamente ingiusta, è anche molto pericolosa. Finché il virus continuerà a circolare liberamente -conclude- ci sarà sempre rischio nuove varianti. Una o più potrebbero essere resistenti ai nostri vaccini, compromettendo le campagne».

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(fonte: La Stampa)

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