LeCoVax2: una stella italiana nella nebbia dei vaccini UE?

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LeCoVax2: una stella italiana nella nebbia dei vaccini UE?

Dopo lo scarso successo di ReiThera, Sanofi e CureVac, il nuovo vaccino italiano potrebbe portare a una svolta nella lotta al Covid.

Vaccini di produzione europea, la storia sfortunata di Sanofi, CureVac e ReiThera

Gli unici europei ad aver avuto fortuna nello sviluppo di un vaccino per il SARS-CoV-2 finora sono stati i tedeschi di BioNTech, sebbene i tentativi di sviluppare una formula made in Europe negli ultimi mesi siano stati svariati.

 

Quella europea è una lista di sventure che parte dai ritardi di Sanofi, che a settembre 2020 aveva già stipulato accordi con la Commissione Europea e gli Stati Uniti per la fornitura complessiva di 400 milioni di dosi, salvo poi ottenere scarsi risultati nella prima fase di sperimentazione. Dopo l’arrivo di GSK come partner, il vaccino di Sanofi ha superato la fase 2, ma i ritardi accumulati costeranno caro all’azienda francese, che troverà una forte concorrenza ed una domanda di gran lunga inferiore a quella presente sul mercato in questo momento.

 

Una sorte simile è toccata al vaccino sviluppato da CureVac, che ha registrato un’efficacia del 47% su 40mila volontari che hanno preso parte alla sperimentazione. Anche in questo caso, non mancano i problemi legati agli accordi di fornitura, dato che a novembre dell’anno scorso la Commissione UE ha firmato per la fornitura di 225 milioni di dosi. Il vaccino olandese si era reso particolarmente attraente ai paesi in via di sviluppo grazie ai bassi costi di produzione ed alla conservazione più semplice rispetto alle formule di Pfizer, Moderna e AstraZeneca, ma i risultati deludenti della sperimentazione hanno vanificato la speranza di vedere il vaccino CureVax in commercio entro la fine dell’anno..

 

È stata poi la volta di ReiThera, il vaccino italiano bloccato dalla Corte dei Conti prima della conclusione delle fasi 2 e 3 di sperimentazione. Il progetto per l’espansione dell’impianto produttivo non è stato considerato ammissibile in quanto spesa non necessaria per le finalità specifiche del finanziamento da parte del Governo, che è stato quindi fermato.

Senza fondi pubblici, non c’è alcuna possibilità di vedere il vaccino dell’azienda di Castel Romano in commercio entro la fine dell’anno, mentre sembrerebbe che l’azienda, ha scritto il Corriere poco dopo la decisione della Corte dei Conti,  stia mirando ad iniziare la fase di distribuzione nel 2023, quando l’emergenza sanitaria (tenendo le dita incrociate) sarà finita.

 

Il nuovo (promettente) vaccino italiano: la fine di una serie di flop?

Ma dall’Italia non arrivano solo cattive notizie. Nell’ultimo mese ha preso sempre più forma il progetto guidato dall’Università statale di Milano in collaborazione con l’azienda senese VisMederi. Si tratta di LeCoVax2, un vaccino completamente diverso dai quelli prodotti da Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson e AstraZeneca.

 

Mentre tutti i vaccini attualmente in commercio funzionano attraverso piattaforme mRNA o a vettore virale, che richiedono la produzione degli antigeni da parte delle cellule di chi riceve l’inoculazione, LeCoVax2 sfrutta un microorganismo unicellulare modificato – Leishmania tarentolae, un agente non patogeno per l’uomo – per la produzione delle proteine che stimolano a loro volta la produzione degli anticorpi contro il virus.

 

I test preclinici del vaccino, che si dimostrava promettente fin dalle prime fasi di sviluppo, hanno indicato la sua efficacia. A questa si unisce anche la sua grande convenienza, che deriva non soltanto dai semplici processi di produzione. Il vaccino viene infatti somministrato in forma inattivata, il che permetterebbe la distribuzione di preparazioni liofilizzate, rendendo la conservazione significativamente più semplice rispetto a quella dei vaccini attualmente in commercio e rappresentando una grande opportunità per la progressione delle campagne vaccinali nei Paesi in via di sviluppo.

 

LeCoVax2 come nessun altro, c’è la possibilità di svilupparlo per somministrazione orale

Per quanto riguarda la somministrazione di LeCoVax2, il preside della facoltà di medicina di UniMi Gian Vincenzo Zuccotti non ha escluso che il vaccino possa essere sviluppato in modo tale da essere somministrabile anche per via orale. Si tratta di un’importante novità per quanto riguarda la lotta al Covid, in quanto la somministrazione mucosale non richiede siringhe e si rivelerebbe estremamente conveniente laddove si dovesse rendere necessario un richiamo annuale.

Se lo sforzo italiano ed europeo nella lotta alla pandemia si è rivelato, perlomeno nello sviluppo dei vaccini, un percorso finora tortuoso, l’innovazione che LeCoVax2 potrebbe portare sul mercato rappresenta un traguardo importantissimo nel tentativo di eradicare il virus a livello globale. È presto per gioire, però: davanti ai ricercatori di UniMi e VisMederi c’è ancora tanta strada, specialmente nella fase di sperimentazione.

La speranza di avere un vaccino tutto italiano, però, è viva. Con un po’ di fortuna potrà diventare anche una realtà.

 

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