La Scozia nelle mani di Marshall

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La Scozia nelle mani di Marshall

Il portiere veterano ha già fatto miracoli al Camp Nou – da ragazzino – e al Marakàna – spareggio per Euro 2020. Ora manca il tempio del calcio: fermare gli inglesi per ridare memoria alla nazionale

Non è stato certo l’inizio dei sogni, per David Marshall e la sua Scozia. Ritorno in un grande torneo dopo 23 anni, per la prima volta nello stadio di casa, contro l’avversario più abbordabile del gruppo D. Risultato: la Repubblica Ceca vince 2-0, Hampden Park ammutolito e il portiere nato a Glasgow in fondo alla rete come un pesce, complice il gol della vita di Patrik Schick. Ma se c’è una cosa, che decenni di vacche magre hanno lasciato alla Tartan army, è imparare a risalire. E lo stesso vale per Marshall, 36 anni, da quasi 17 nelle file della nazionale. Lo scorso novembre – per intenderci: il record di Neil Doig reggeva dal 1903 – era diventato il calciatore più longevo della sua storia. And much more. Aveva portato la Scozia a Euro 2020.

 

Quella notte a Belgrado – 1-1 dopo 120’ di spareggio – dal dischetto non aveva sbagliato nessuno. Su nove rigori complessivi. Poi Mitrovic trova la manona di David, in uno slancio atteso un’intera carriera. Bruciata troppo in fretta, sembrava, quindi rosolata pian piano fino ad esaurimento anagrafico. In effetti l’inizio era stato sfolgorante: giovanili nel Celtic, debutto in prima squadra e la classica occasione da non credere. Il portiere titolare si infortuna, Marshall viene chiamato a sostituirlo contro il Barcellona di Xavi e Ronaldinho agli ottavi di Coppa Uefa. Blindando con due clean sheets la porta degli svaforitissimi scozzesi, che passano il turno. “D’ora in avanti è tutto in discesa, Marshy!”, gli dice Martin O’Neill, il suo primo allenatore. Il tempo sarà d’accordo a metà.

 

Perché il numero uno troverà senz’altro la via del professionismo, con oltre 600 partite nel cv di cui 45 con la maglia della nazionale – il 90 per cento dai 28 anni in poi. Ma dopo il glorioso Celtic seguiranno Norwich, Cardiff, Hull City, Wigan e Derby County. Una vita in Championship, salvo una stagione in Premier da 73 gol subiti. Non l’esatta dimensione del predestinato.

Semplicemente Marshall non lo era. O almeno non nel senso più abusato del termine, quello del fuoriclasse che salta le tappe. È stato invece pronto a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Dal Camp Nou al Marakàna: “Diverse persone hanno rispolverato le parole di O’Neill dopo la nostra vittoria ai playoff”, ha raccontato il portiere in una lunga intervista a The Athletic alla vigilia dell’Europeo. “Ma vi dirò: è stato bello superare quel momento. E mi auguro che non sarà tutto in discesa nemmeno ora”. Tradotto: si può salire ancora più in alto.

Senza sbagliare più un colpo, però. Dopo il ko inaugurale la Scozia è chiamata a compiere un’impresa e mezzo contro Inghilterra e Croazia, semifinaliste dell’ultimo Mondiale. “Cerco di non pensare a quale match sia più importante”, spiega Marshall: “Siamo talmente disperati da aggrapparci a ogni opportunità, dopo un digiuno così lungo”. Lo sa bene, lui. Dei 26 convocati da Steve Clarke, solo i tre portieri – 36 anni di media – possono conservare un ricordo vivido della Scozia nel calcio che conta. Otto partecipazioni fra 1974 e 1998. Poi più nulla. “È incredibile che i miei compagni non l’abbiano mai vista. All’epoca ci sembrava normale: i kilt dei tifosi in Francia, il pub stracolmo al rigore di McAllister in Inghilterra. Un attimo prima che ci punisse Gascoigne”.

Da Wembley a Wembley. Stasera, 25 anni dopo, Marshall e i suoi hanno la rivincita sul piatto. “Ci ho giocato contro solo una volta, per un’amichevole. Ma non sembrava tale”. The Auld enemy, la rivale di sempre – il primo dei 114 precedenti nel 1872, governava la regina Vittoria – ormai diventata bestia nera: per la Tartan army un solo, inutile successo negli ultimi 11 incontri. Anche oggi il divario tecnico è enorme. L’Inghilterra non ha lo stesso bisogno di punti, ai blu potrebbe comunque non bastare la partita perfetta. Ci vorrà un extra emotivo – se non patriottico: “Next stop Wembley”, ha già arringato la premier Sturgeon su Twitter –, ci vorranno le parate del vecchio Marshall. Per rispondere a una domanda che nasce a pieni polmoni dall’inno: O Flower of Scotland/ when will see your like again?

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