L’ossessione del vantaggio | Il Foglio

Ci sono le medaglie che rappresentano la certezza di non venire dimenticati mai. E allora viva il nuovo mondo che corre fortissimo, compresi gli eroi di uno scudetto già sul piede di partenza

Viviamo con l’ossessione di mantenerci in vantaggio. Tutto ci incalza e noi scappiamo in avanti per paura di farci prendere. Facendo questo però, ci stiamo dimenticando di pensare, o meglio di ragionare su ciò che ci circonda, valutando il presente con un gesto netto, bloccando il mappamondo con la mano. Ma il mappamondo gira e gira ancora, come una trottola impazzita, e con la mano non si riesce più a fermarlo. Le notizie che dai giornali, dalle tv e dai social rimbalzano dentro di noi ci rendono confusi e fragili, a volte speranzosi. C’è Tokyo, per fortuna, con i suoi momenti di gloria, le mamme sempre all’erta, fiere di figli determinati che hanno conquistato con forza e con destrezza, vittorie in certi casi poco annunciate e per questo ancora più importanti.

 

Ci sono le medaglie che rappresentano la certezza di non venire dimenticati mai, perché questo è uno degli obiettivi di un’olimpiade, altro che partecipare! La vera ragione di ogni atleta è fuggire per conquistare un posto nella storia, dove fermarsi, scolpendo se stesso nella pietra di qualsiasi memoria. E’ la fuga di uomini che hanno dentro un’ambizione, un fuoco, un’idea. Ma il nostro scopo qual è?  Perché corriamo così forte? Non ci sono medaglie per noi “normali”. Eppure assistiamo a cose che accadono così velocemente da non saperle valutare bene. Ma ne siamo inebriati perché la velocità ci attrae e ci lusinga, ci dà quell’impressione di vantaggio con cui ci garantiamo la salvezza. Sarà per via del Covid, che ci insegue ovunque, che siamo diventati così agonisti.

 

E allora viva il nuovo mondo che corre fortissimo: lo streaming, le app, il calcio raccontato veloce, fuori dalle favole e dentro un computer. Sarà stupendo correre da una partita all’altra, precipitando in crepacci profondi, nel vuoto che c’è. Sarà altrettanto inebriante, sostituire in quattro e quattr’otto il mito dell’uomo invincibile, Lukaku, il totem del successo, l’eroe dello scudetto, con chiunque arrivi al suo posto, perché come si fa a rinunciare a tanti soldi, anche se poi nessuno ti dice che cosa ci faranno i padroni, questi cinesi oscuri ed imprendibili, con tutti quei soldi. Ma intanto ti hanno spento un sentimento, perché volevi bene a quel gigante, qualunque fosse la tua fede. Ma non importa, la vita corre più forte anche del battito di un cuore. Dobbiamo procurarci un bel vantaggio, resistere al ritorno del passato, guardare avanti, senza pensare, senza sognare più.

 

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