Ius soli sportivo, una buona idea

Quattro splendidi atleti italiani avvolti nel tricolore, quattro splendidi vincitori per l’Italia di una medaglia d’oro storica, la staffetta 4×100. Quattro italiani di cui due hanno un’origine famigliare fuori dai confini della penisola. Per qualcuno, per ignoranza o anche solo per strumentale polemica politica, non sarebbero “del tutto italiani”. Ma per chi non sia sovranisticamente prevenuto, sono semplicemente “nuovi italiani”, o meglio italiani nuovi.

C’è un uomo di sport italiano, Giovanni Malagò, presidente del Coni, che in queste ore è giustamente sugli scudi: la nostra rappresentanza olimpica rientrerà da Tokyo con uno storico record di medaglie. Molte vinte, appunto, da quegli italiani nuovi che qualcuno non vorrebbe. Malagò si è fatto interprete, nei giorni scorsi, di una proposta semplice, giusta e di alto valore civile: l’introduzione di quello che ha chiamato lo “ius soli sportivo”. Ovvero permettere ai giovanissimi atleti che arrivano nel nostro paese di poter partecipare alle competizioni come italiani a tutti gli effetti.

Secondo la legge attuale i minori stranieri regolarmente residenti in Italia “almeno dal compimento del decimo anno di età” possono infatti essere tesserati presso le federazioni sportive, ma questo non permette loro di ottenere la cittadinanza, escludendoli dalle squadre nazionali. “Non riconoscere lo ius soli sportivo è aberrante e folle”, ha detto Malagò, sottolineando che non si tratta di una decisione che spetta al mondo sportivo, ma interamente alla politica. Vincere tante medaglie è bello, ma ovviamente il presidente del Coni non ne fa una questione di convenienza sportiva. Quello che pone è il problema di favorire al massimo l’integrazione tra gli italiani, soprattutto per le nuove generazioni. E’ una bella idea. Sulle ali dell’entusiasmo olimpico, forse è persino realizzabile.

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