Di cosa parliamo quando parliamo di ius soli sportivo

Lo sport, la possibilità di praticarlo (da tesserati) anche senza la cittadinanza italiana e tutte gli ostacoli per ottenerla

Il caso di Aymen Belckacem risale al 2008. Adolescente algerino tesserato per l’Under 17 della Ravenna Pallanuoto, attraverso una procedura complessa riservata ai settori giovanili, che la società romagnola voleva portare in Prima squadra. Si mosse anche l’allora sindaco Fabrizio Matteucci, ottenendo una deroga direttamente dal presidente del Coni Gianni Petrucci: lo ius soli sportivo quando ancora non esisteva lo ius soli sportivo. Il ragazzo nato ad Algeri risiedeva in Italia da undici anni e da tre praticava pallanuoto, allenandosi quasi tutti i giorni. Nel tempo pure la federazione dell’hockey su prato, quella di atletica leggera e di pugilato hanno applicato lo stesso principio prima che diventasse legge: 20 gennaio 2016. Questa riconosce il principio delllo ius soli sportivo, il quale permette ai minori stranieri di essere tesserati dalle federazioni sportive italiane; permettendogli di fare sport ma non di essere inseriti nelle selezioni nazionali, per le quali, ancora oggi, è necessario avere la cittadinanza italiana.

 

Cos’è lo ius soli sportivo

Secondo la norma attuale i minori stranieri, regolarmente residenti in Italia, almeno dal compimento del decimo anno di età, possono essere tesserati per fare sport, con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. Il limite dei dieci anni, secondo l’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), “determina l’esclusione di molti minori il cui diritto alla parità di trattamento con quelli italiani è garantito dalla Convezione ONU sui diritti del fanciullo”. Poiché il Testo unico sull’immigrazione prevede che il minore non possa mai essere considerato giuridicamente irregolare, indipendentemente dalla posizione giuridica dei genitori, sempre secondo l’Asgi: “il concetto di ‘regolarmente residenti’ deve essere interpretato guardando alla dimora abituale e quindi alla semplice presenza del minore sul territorio, indipendentemente dalla condizione di regolarità o meno del soggiorno dei genitori”.

 

Lo ius soli sportivo e il calcio

Il limite dei dieci anni è imputabile al calcio e al rischio che il minore possa essere vittima di football trafficking, parola inglese che include sia la tratta che il traffico di minori; pratica illecita che, purtroppo, investe anche altre discipline sportive. L’articolo 19 dell’RSTP (Regulations on the Status and Transfer of Players) della Fifa regola in maniera restrittiva il trasferimento dei minori e pure nei casi previsti questi vengono ammessi solamente dopo avere ricevuto parere favorevole da una sottocommissione della Fifa. Da quando, però, lo ius soli sportivo è diventato legge questa procedura non è più compatibile con l’ordinamento italiano perché più gravosa. Come abbiamo scritto nel pezzo di alcuni giorni fa sulle seconde generazioni nel calcio italiano: si tratta di ragazzi che, grazie ai genitori, hanno ottenuto la cittadinanza italiana e che quindi hanno potuto vestire la maglia Azzurra prima del compimento del diciottesimo anno di età. Differentemente tutti quei minori che oggi, grazie allo ius soli sportivo, praticano una disciplina, potranno chiedere la cittadinanza solamente una volta diventati maggiorenni; senza la quale la Nazionale resta un sogno.

Peccato che la procedura sia complicata e irta di ostacoli, come dimostra la storia di Sirine Chaarabi, pugile di origini tunisine che nel 2017 ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, perché gli riconoscesse la cittadinanza italiana per meriti sportivi, ottenendola. Sirine si è laureata campionessa italiana e a giugno di quest’anno ha vinto l’oro nella categoria 57 Kg all’Europeo Under 22 svoltosi a Roseto degli Abruzzi. Nata in Tunisia è arrivata in Italia a due anni e oggi è campana di San Prisco, Caserta.

 

Come si ottiene la cittadinanza italiana

In Italia la cittadinanza si ottiene per ius sanguinis, cioè se si nasce o si è adottati da genitori italiani. Altrimenti si può acquisire o richiedere. Si acquisisce se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi, da genitori ignoti o che non possono trasmettere la propria cittadinanza, secondo la legge dello Stato di provenienza. Si richiede per matrimonio o residenza, nel secondo caso rispettando tutta una serie di requisiti. Il tema, però, più che sportivo è politico.

È giusto che si ottenga la cittadinanza italiana solo per meriti sportivi? È giusto che tutti gli altri minori siano esclusi? È dignitoso che un Paese che si ritiene civile sia ancora qui a chiederselo? Il tema resta politico ma lo sport può dare la spinta decisiva, come quella dell’italiano Jacobs nella finale olimpica dei 100 metri piani.

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