Alexsander Isak e il richiamo del campo

L’attaccante svedese ha il compito di non far pesare l’assenza di Zlatan Ibrahimovic. Le responsabilità non lo preoccupano, a lui basta scendere in campo e avere la possibilità di fare quello che sa fare meglio: gol

Sino al 28 febbraio 2016 in pochi conoscevano il suo nome. Quei pochi però ne parlavano un gran bene. Andreas Alm, allora allenatore dell’Aik Solna, invece sapeva benissimo chi era, ne seguiva da anni la crescita nel settore giovanile della squadra e ne era rimasto affascinato quando l’aveva messo alla prova in allenamento con la prima squadra. Al presidente della società svedese aveva confidato, solo qualche settimana prima di quel giorno, che “di giocatori così ne nascono uno ogni mai”.

Quel giorno l’Aik Solna giocava la seconda partita del turno a gironi della Coppa di Svezia, contro il Tenhults. Era in vantaggio per 3-0 quando a un quarto d’ora dal termine della partita Alm chiamò a sé un ragazzino alto e secco che sorrideva incredulo. “Tocca a te, fai quello che sai fare”. Aveva 16 anni, 5 mesi e 7 giorni Alexsander Isak. Ci mise undici minuti a fare quello che sapeva fare, cioè gol, il sesto dell’incontro.

Scrissero che il giovane era bravo, ma troppo magro e che un gol sul 0-5 era facile segnarlo. Un mese e mezzo dopo, il 7 aprile 2016, nella seconda partita del campionato svedese, Alm decise di puntare su Isak dal primo minuto. Il ragazzo di origini eritree per 45 minuti vagò sperduto nel campo. Poi al cinquantesimo rubò il tempo al suo marcatore e con un piattone destro corresse in rete il cross del suo compagno dalla fascia diventando il giocatore più giovane della storia del club a segnare un gol in campionato.

A fine partita Alm a chi gli chiese se non ci fosse il rischio di rovinare il talento di Isak bruciando le tappe rispose: “Alexsander ha solo sedici anni vero, ma non corre nessun rischio. Ha talento, soprattutto ha già chiaro in mente che giocatore può diventare. È un ragazzo con la testa sulle spalle, un professionista serio. L’unica cosa di cui ha bisogno è giocare, la panchina lo rende triste”.

Alm non lo tolse più dal campo e tra i titolari lo lasciò pure chi prese il posto alla guida dell’Aik dopo l’esonero del tecnico. Quella stagione la chiuse con 13 gol in 29 partite, abbastanza per far decidere al Borussia Dortmund di investire quasi 10 milioni di euro su di lui.

In Germania però le cose non andarono come dovevano andare. Isak non sembrava nemmeno lui. Alm, intervistato dalla tv svedese non si stupì: “Alexsander deve giocare, se la squadra crede davvero in lui lo deve mettere in campo, altrimenti lo lasci andare. Ci sono giocatori che possono essere decisivi in pochi minuti, Isak non è uno di questi, ha bisogno di giocare”.

In due anni nelle file dei gialloneri il suo talento scomparve. Neppure nella squadra giovanile riusciva a essere decisivo. E così quando il Willem II, su richiesta di Adrie Koster, chiesero il prestito del ragazzo, in Westfalia furono felici di lasciarlo andare. E per invogliare il club olandese a tenerselo fissano una clausola di vendita piuttosto bassa: 6.5 milioni. Nei Paesi bassi Isak giocò sempre, segnò 13 gol in 16 partite, ma a pagare la clausola non furono gli olandesi ma i baschi del Real Sociedad.

Per convincere la presidenza ad acquistare il calciatore svedese il direttore sportivo del club basco, Roberto Olabe, mise sul piatto il suo contratto: “Se fallirà sarà un mio fallimento e mi dimetterò. Ma non fallirà, anzi, ci ritroveremo in squadra un grandissimo attaccante”. Isak non fallì, anzi. Lo svedese non solo fece bene come prima punta, ma iniziò a giocare per la squadra, divenne un giocatore “necessario per il bene collettivo”, disse a fine stagione l’allenatore Imanol Alguacil. “Sente il richiamo del campo, per lui è qualcosa di irresistibile, si trasforma: abbandona se stesso, il suo essere mite e dolce e diventa una furia di agonismo”.

“Quando un giocatore si siede in panchina continuamente, diventa difficile che possa essere decisivo. Soprattutto a uno come Alexsander. Lui ha bisogno sentire la fiducia della squadra. E deve giocare. Abbiamo visto di cosa è capace. Lo ha dimostrato per tutta la stagione”, ha detto di Isak a Kicker il compagno di squadra Mikel Oyarzabal.

Oyarzabal ha pubblicamente esaltato più volte il compagno di squadra, lo ha definito “potenzialmente irresistibile”. Nei giorni scorsi però è tornato sui suoi passi: “La speranza è che non lo sia pure a Euro 2020, altrimenti per la Spagna potrebbe essere un problema”.

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