Il calcio totale di Joshua Kimmich

Prima degli Europei del 2016 Wim Suurbier, ex difensore del grande Ajax disse che “viviamo in un calcio globalizzato. A tal punto che il più olandese di tutti è un ragazzino tedesco”. Quel ragazzo fiorì in Francia e ora prova a conquistare Euro 2020

Se la passava male la Nazionale olandese cinque anni fa. Fallita la qualificazione all’Europeo del 2016, il paese aveva iniziato a interrogarsi sui motivi di una caduta tanto ingloriosa. A Wim Suurbier, alla vigilia dell’avvio della manifestazione continentale per squadre nazionali, venne chiesto quale fosse il motivo della scomparsa dall’Europa degli Oranje. Il difensore del grande Ajax e della grande Olanda che segnarono il passaggio dagli anni Sessanta ai Settanta, uno dei massimi interpreti del calcio totale di Rinus Michels quasi si stupì della domanda: “Il calcio olandese non è scomparso. Ha germinato in tutta Europa. Ci sono squadre che ancora ne portano i segni nel gioco. E ci sono giocatori che ne sarebbero degnissimi interpreti. L’unico problema è che non sono olandesi. Viviamo in un mondo globalizzato. A tal punto che il più olandese di tutti è un ragazzino tedesco: Joshua Kimmich“.

Joshua Kimmich era arrivato al Bayern Monaco dal Lipsia, all’epoca nella seconda divisione tedesca, l’estate precedente, in Nazionale aveva giocato solo poco più che un quarto d’ora prima dell’avvio di Euro 2016. Fuori dalla Germania non lo conosceva quasi nessuno. Suurbier l’aveva seguito quando era tornato all’Ajax come osservatore per volere di Johan Cruijff, l’aveva segnalato alla società che era ancora nelle giovanili dello Stoccarda, ma non riuscì a convincere la dirigenza a staccare un assegno di mezzo milione di euro per un sedicenne. Un anno dopo quell’assegno lo fece presentare alla Red Bull l’allora direttore sportivo del Lipsia Ralf Rangnick, che senza mezzi termini ammise “di aver fatto un affare colossale”.

A Lipsia Kimmich rimase due anni. Poi arrivò il Bayern. “Vorrei uccidere tutti coloro che sono stati coinvolti in questa decisione”, disse alla Bild l’allora allenatore del Lipsia, Alexander Zorniger. Fosse stato per lui avrebbe “speso anche una decina di milioni, anche venti, per riscattare Kimmich”.

A volerlo fortemente in Baviera fu il direttore sportivo Mathias Sammer: “Pensavo di aver portato al Bayern un buon centrocampista centrale. Non è così. Joshua è un giocatore universale”, disse a fine della prima stagione con i Roten. Josep Guardiola, che guidava la squadra di Monaco, l’aveva schierato ovunque, soprattutto come centrale difensivo, ma anche come esterno di centrocampo e d’attacco. In ogni posizione Kimmich era riuscito “a sentirsi a suo agio. Questo è sintomo di talento e intelligenza tattica”, commentò Franz Beckembauer.

Del valore di Kimmich se ne accorsero tutti a Euro 2016. In Francia giocò da terzino destro e lo fece talmente bene da essere inserito nella top 11 del torneo. Joachim Löw lo ha messo in mediana dal 2018, lo ha spostato sull’esterno di destra del centrocampo nelle partite di preparazione a Euro 2020, pronto a essere impiegato anche altrove. “Di un giocatore come Joshua è difficile fare a meno. È duttile e intelligente, non c’è ruolo che non possa ricoprire. C’è chi lo vorrebbe al centro del campo. E chi dice questo ha pienamente ragione. Lo schiererò lì? Non credo, ma non posso escluderlo. Vedrò strada facendo. Kimmich in ogni ruolo può essere decisivo”, ha detto il ct tedesco prima di questi Europei.

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