Il destino di Marco Rossi agli Europei

Nelle foto di gruppo delle due Sampdoria 1993-95, a breve distanza da Roberto Mancini e da molti suoi compagni di viaggio nell’Italia di oggi da Evani a Lombardo, trovava spazio anche un trentenne precocemente stempiato, dalla presenza un po’ marginale tanto da finire nel calderone degli “altri giocatori”, non degni nemmeno della figurina Panini. E non si può certo dire che Marco Rossi – in ordine d’importanza e d’apparizione, il secondo ct italiano di Euro 2020 – abbia scelto la via dell’appariscenza: nel silenzio riservato negli anni Novanta ai calciatori che osavano abbandonare l’El Dorado italiano, fu il primo calciatore a tentare la via del Messico, al Club América allenato da Marcelo Bielsa di cui ricorda l’ufficio pieno di vhs di partite. Oggi prospera da un decennio come allenatore di grido in un calcio ungherese ormai scollegato dai fasti che furono, dei quali anche lui subiva il fascino da bambino, grazie al nonno che gli tramandava le gesta della Honved di Budapest.

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