La Serie A spezzatino toglie ancora più visibilità agli altri sport

La rivolta degli altri. Petrucci ha scritto a Vezzali: “Il pallone non può occupare tutti gli spazi, il governo intervenga”

Proprio mentre l’Italia va nel pallone inseguendo il sogno europeo degli azzurri, c’è chi si attrezza per rivoltarsi contro il calcio. Colpa dell’idea, decisamente esagerata e un po’ prepotente, di spalmare il campionato di serie A su tre giorni senza una partita in contemporanea. Gli altri sport si arrangino e si preparino a fare la concorrenza al calcio. Nell’estate che porterà alle Olimpiadi giapponesi con il paese pronto ad alzarsi all’alba o a non andare a dormire per nuotare, remare, giocare a tennis o tirare di scherma con i suoi eroi, preparandosi a studiare le regole del tiro con l’arco e dell’arrampicata sportiva, il calcio si fa venire la bizzarra idea di travestirsi da Nutella e spalmarsi su tutto il weekend lasciando pure un avanzo per il lunedì sera. Un’idea che fa molto comodo ai nuovi padroni televisivi del pallone, quelli di Dazn che così potranno fare a meno di inventarsi salotti e salottini per riempire i vuoti, ma ancora una volta non tiene conto dei tifosi, rinunciando alla minima contemporaneità che era rimasta nel calendario della nostra Serie A. Un’idea che qualche presidente vorrebbe trasformare in una sovrattassa per chi ha già siglato un contratto bello ricco. La fiera delle esagerazioni, insomma. C’era una volta “Tutto il calcio minuto per minuto”… oggi in pratica non c’è minuto senza calcio.

Il primo ad alzare la voce è stato il presidente del basket, ex presidente del Coni, Gianni Petrucci che ha scritto al sottosegretario Vezzali per chiederle una stoccata delle sue per sgonfiare il pallone. Per ora non ha ricevuto risposte. Ma non si fa pregare a rilanciare la sua richiesta anche attraverso il Foglio Sportivo: “Il calcio la fa da padrone, vuole occupare tutti gli spazi possibili – ha detto – È vero e ovvio che è il primo sport nazionale ma in questo momento il governo deve intervenire come nelle sue facoltà. Ho scritto alla sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali, che questa situazione è insostenibile per tutti gli altri sport. Devono essere tutelati. È una situazione grave ed assurda: come si può pensare che dei presidenti decidano autonomamente di fissare un calendario senza che il governo dica nulla. Questo silenzio sta diventando assordante e guardate che non c’è solo il basket contrario a quest’occupazione del calendario da parte della Serie A. Anche tutto il calcio dilettantistico è contrario…”. E non solo. Il presidente Gravina, in questo momento concentrato solo sul sogno azzurro, non avrebbe preso bene l’idea di una Serie A spalmata su tutto il weekend con 10 partite in 10 orari diversi. I presidenti di A per ora hanno rinviato la decisione. Qualcuno vorrebbe più soldi. Altri sarebbero già contenti così…

Petrucci dopo aver scritto al sottosegretario Vezzali, ha chiesto un intervento anche al presidente del Coni Malagò di cui ha appena votato la rielezione: “Quando io ero presidente del Coni, con la legge Melandri, poi diventata Pescante, avevamo ridistribuito alle altre Federazioni i soldi dei diritti Tv del calcio… Adesso che la legge è scaduta sono tre anni che il basket non prende un soldo. Ci devono un milione di euro a stagione e invece ci occupano il calendario. Sono convinto che restituendo al Coni la sua centralità, anomalie come queste non si verificherebbero più. Bisognerebbe dare al Coni il potere per la tutela di altri sport.  Ho sempre combattuto, anche da presidente del Coni, la monocultura calcistica”. Lo ha appoggiato il presidente della Lega Basket, Umberto Gandini che pure viene proprio dal calcio e al calcio un giorno potrebbe anche tornare. “Lo spezzatino delle partite in Serie A non mi piace, spero non passi – ha ribadito –   non è essere legati alla sacralità, ci sono finestre da rispettare, se il calcio gioca in 10 finestre diverse, il basket e gli altri sport hanno ancor meno visibilità. Vero che i tifosi del basket non sono necessariamente gli stessi, ma se il calcio occupa le tv in 10 orari diversi chi altri potrebbe avventurarsi in una controprogrammazione con un altro sport. Sarebbe un danno per tutti e saluterebbe anche la nostra offerta”.

L’omologo di Gandini nel mondo del volley è Massimo Righi, presidente della Lega Volley, uno dei dirigenti più illuminati del nostro sport. Lui lo spezzatino non lo trova così stomachevole, pur rilevandovi le stesse controindicazioni dei suoi colleghi sotto canestro: “Lo spezzatino televisivo? Se lo si definisce così, si parte già prevenuti e lo si vede come un problema. In realtà, anche se comprendo che spesso i tifosi non colgano la diversificazione degli orari come una opportunità, questa ha aspetti positivi. Fatta nei dovuti modi, evita la concorrenza interna e amplifica a dismisura la possibilità di visibilità di una singola partita. Storicamente i nostri big match fagocitano l’attenzione sulle altre partite in contemporanea. Invece la giornata di campionato spalmata, che per la nostra SuperLega significa giocare su due giorni con orari diversi, accontenta la programmazione lineare e digitale e dà modo ai fan di tutto il mondo di scegliere cosa vedere, senza essere costretti ad una sola opzione forzata”. Ma un conto è proporre lo spezzatino per sport alla disperata ricerca di attenzione, un altro imporlo a tutti come vuole fare la Serie A. Senza capire che chi guarda Inter-Juve difficilmente vorrà vedere anche Verona-Spezia, mentre chi guarda Verona-Spezia molto probabilmente vedrà anche Inter-Juve.

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