Dopo un anno di amministrazione Biden, Wall Street vota Trump

AGI – Popolarità in calo, difficoltà con il Congresso, inflazione alle stelle. Il primo anno della presidenza Biden si chiude con un velo di stanchezza sul fronte economico e anche Wall Street sembra averne preso atto. Dal 20 gennaio 2021, giorno dell’insediamento alla Casa Bianca dell’attuale amministrazione, alla stessa data di quest’anno, l’S&P 500 è cresciuto del 19,3%, contro il 24,1% registrato nello stesso periodo da Donald Trump.

L’inversione di rotta dei mercati

L’andamento dei mercati non riflette necessariamente quello dell’economia. Ma a colpire è la secca inversione di tendenza segnata dai listini azionari nell’ultimo periodo. Wall Street ha appena chiuso la sua peggior settimana da marzo 2020 e viaggia nel suo peggior inizio d’anno dal 2016. Contemporaneamente i rendimenti obbligazionari sono schizzati verso l’alto, l’inflazione si mantiene calda e i colli di bottiglia nella catena delle forniture continuano a pesare sull’attività economica.

La stretta della Fed

L’umore dei mercati è cambiato il 5 gennaio, quando le minute della Federal Reserve hanno mostrato che l’istituto centrale statunitense potrebbe procedere a una stretta monetaria più ampia delle attese per contrastare la corsa dei prezzi al consumo. I ritocchi al costo del denaro, nel corso del 2022, potrebbero essere addirittura 4, contro i 3 precedentemente attesi. La prospettiva del rialzo dei tassi d’interesse ha penalizzato soprattutto il comparto tecnologico che dal picco toccato a fine dicembre ha perso l’11%.

L’inflazione corre

A pesare sulla popolarità di Biden tra gli americani è soprattutto l’inflazione. A dicembre l’indice del costo della vita è salito al 7% su base annuale, il dato più alto degli ultimi 40 anni. Un andamento che si fa sentire sulle tasche degli elettori: la benzina è aumentata del 27%, la carne del 14%, le automobili del 18%. E per troppo tempo la Casa Bianca ha sostenuto che il fenomeno sarebbe stato soltanto temporaneo.

Lo stallo con il Congresso

Biden paga anche le difficoltà nei suoi rapporti con il Congresso. La nuova amministrazione è stata fagocitata dal suo stesso partito, quello democratico, rissoso e diviso al suo interno. Ed è stata costretta a rivedere gran parte dei suoi piani di investimento.

Dopo il complicato via libera ottenuto sul pacchetto infrastrutture da 1.200 miliardi di dollari, il piano per il welfare e l’ambiente è rimasto bloccato al Senato a causa dell’opposizione di Joe Manchin che non intende votare la legge giudicandone eccessivi gli effetti sul deficit.

Sul senatore democratico della West Virginia proseguono le pressioni affinché approvi almeno una versione ridotta del piano. Ma sul fronte opposto è l’ala progressista dell’Asinello che non intende accettare un ridimensionamento eccessivo del provvedimento. Biden, stretto in mezzo, rimane in stallo, dando l’impressione di un presidente ostaggio dei capricci parlamentari. E le elezioni di mid term potrebbero peggiorare ulteriormente la situazione. 

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