Conti in Svizzera, la procura di Milano chiede di archiviare le accuse per il presidente lombardo Fontana

Dal paese elvetico era arrivato il no alla rogatoria

ANDREA SIRAVO

22 Gennaio 2022

È da archiviare per la procura di Milano l’indagine con le accuse di autoriciclaggio e falso in voluntary disclosure sui conti svizzeri da oltre 5 milioni di euro che il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana avrebbe ereditato dalla madre dentista e regolarizzato nel 2015. Spetterà ora a un giudice per le indagini preliminari accogliere l’istanza firmata dai pm Paolo Filippini e Carlo Scalas con il visto dell’aggiunto Maurizio Romanelli. La richiesta di archiviazione inoltrata all’ufficio gip nei giorni scorsi è stata decisa dopo che a fine dicembre la Svizzera ha rigettato una rogatoria inviata a marzo 2021. La notizia dei 5,3 milioni di euro che Fontana detiene oltralpe è uscita quando nel maggio 2020 il governatore ha provato a bonificare 250 mila euro da quei conti al cognato Andrea Dini, poco prima di essere entrambi travolti dallo scandalo della fornitura di mezzo milione di euro di camici alla Regione Lombardia. La fornitura era stata assegnata il 16 aprile scorso da Aria, la centrale unica degli acquisti del Pirellone, alla Dama spa, societа produttrice del marchio Paul & Shark, del cognato Andrea Dini (in cui la moglie di Fontana, Roberta Dini, detiene il 10 per cento delle quote). Quando però, secondo la difesa, Fontana lo ha scoperto, ha chiesto al cognato di trasformare la fornitura in donazione e «per ripagarlo della perdita subita» ha tentato di bonificargli i 250 mila euro da un conto svizzero gestito da una fiduciaria milanese. Ma la segnalazione del bonifico sospetto è stata inviata dagli esperti dell’Antiriciclaggio di Bankitalia alla procura di Milano. Dagli accertamenti del Nucleo valutario della Guardia di finanza è emerge che sul contro c’è una provvista da oltre 5 milioni di euro, la cui prima traccia risale al 1997: esiste un primo rapporto bancario con un deposito iniziale di oltre 2 milioni di euro aperto alla filiale Ubs di Lugano nel 2005 dalla madre di Fontana e gestito da un trust alle Bahamas le cui quote erano detenute da una “Fondazione Obbligo”, con sede a Vaduz in Liechtenstein. Su questo conto sarebbero poi confluiti altri tre milioni di euro giacenti su un altro conto aperto sempre dalla madre dell’attuale governatore nel 1997 e chiuso nel 2005. Inoltre, da una consulenza tecnica fatta fare dalla procura risulterebbe falsa la firma apposta dalla madre nei documenti per aprire il conto nel 2005. Fontana, difeso dal legale Jacopo Pensa, ha sempre dichiarato di aver ereditato i conti svizzeri dalla madre. Una versione che non ha convinto i magistrati che sospettano che il deposito iniziale da due milioni di euro possano essere provento di una presunta evasione fiscale (prescritta) ritenendo poco probabile che tra il 1997 e il 2005 la madre di Fontana, titolare di uno studio dentistico ormai in pensione, fosse riuscita ad accumulare una tale disponibilità di denaro. Con una delega agli investigatori delle Fiamme gialle i pm Filippini, Scalas e Luigi Furno (poi trasferitosi al Tar) hanno cercato la documentazione per ricostruire i movimenti finanziari sui conti al centro dell’inchiesta. Una ricerca che però è andata vuoto. Quindi come ultima carta la richiesta di assistenza giudiziaria alle autorità elvetiche con l’obiettivo di ottenere della documentazione integrativa a quella contenuta nella voluntary disclosure. E con il diniego svizzero, nonostante anche un intervento del ministero di Giustizia, si è, di fatto, chiusa la partita.

(fonte: La Stampa)

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