Cosa prevede il nuovo protocollo anti-Covid per gli sport di squadra

Dopo il caos dovuto ai rinvii delle partite di Serie A, la Conferenza Stato-Regioni cerca di mettere ordine: il blocco dell’intera squadra avverrà solo se il numero di positivi è superiore al 35% dei componenti del gruppo atleti. La nuova norma dovrà ottenere l’approvazione del Cts

La politica ormai vive di tweet. Non è la prima volta che accade, ma quel che è stato deciso durante la Conferenza Stato-Regioni di oggi è stato reso noto in anteprima, via Twitter, da Valentina Vezzali, Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, e da Maria Stella Gelmini, Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, che hanno anticipato l’avvenuto accordo durante lo svolgimento della riunione. “C’è ora una procedura uniforme che garantisce lo svolgimento dei campionati. È un risultato importante raggiunto anche grazie all’ascolto del mondo dello sport per il tramite delle federazioni interessate”, scrive per prima Valentina Vezzali ringraziando i ministri Gelmini e Speranza, oltre a Fedriga e i presidenti di Regione.

 

La nuova centralità della Conferenza Stato-Regioni

Per comprendere perché sia stata così importante la Conferenza Stato-Regioni per far nascere questo protocollo, bisogna un passo indietro. Le polemiche sulla gestione della Serie A, per esempio, sono recentissime e frutto delle rispettive autonomie di aziende sanitarie locali e Lega Serie A. Un conflitto perenne che, con l’aumento dei casi, è tornato a essere protagonista delle cronache. 

Per evitare tutto ciò è stato necessario scegliere quella che dovrebbe essere la naturale sede di confronto e coordinamento tra le prerogative dello stato e quelle degli enti regionali, la Conferenza Stato-Regioni è diventata così la via più facile per arrivare a una soluzione per evitare il ripetersi del rinvio delle partite con decisioni diverse a seconda della sede di gara o addirittura dell’ASL competente

Meno male, per una volta, che, con il progressivo decentramento delle funzioni statali, culminato con l’attribuzione alle regioni di nuove competenze a seguito della riforma del titolo V della Costituzione, la Conferenza Stato-Regioni abbia acquisito un’importanza crescente, anche se talvolta viene dimenticata per troppo tempo. Come in questo caso.

 

Protocollo per gli sport di squadra. Cosa cambia?

Torniamo all’anteprima di queste ore, partendo proprio dalla notizia più attesa. Il blocco dell’intera squadra avverrà solo se il numero di positivi è superiore al 35% dei componenti del gruppo atleti, almeno così si può leggere nella bozza del nuovo protocollo anti-Covid portato dalla sottosegretaria Vezzali alla Conferenza Stato-Regioni dopo l’incontro di ieri con il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il numero uno della Federazione Medico-Sportiva, Maurizio Casasco. 

In breve, con un numero di positivi superiore a questa soglia potrebbero scattare i rinvii degli incontri in calendario. Particolarmente importanti le conseguenze sulla Serie A. Infatti, ora che è stata trovata una percentuale uguale per tutti, ci si fermerà – per esempio – solo con 12 casi nel gruppo squadra se la rosa è composta da 33/34 elementi. A questo punto, per la Lega, diventa necessario cambiare il protocollo, già da domani, visto che la Primavera non viene più conteggiata.

 

Tra le altre misure nella bozza, sono presenti nuove norme come l’isolamento per i positivi, nonché test continui per 5 giorni per i contatti ad alto rischio, con obbligo di indossare la mascherina FFP2 se non si effettua attività sportiva, indipendentemente dallo stato vaccinale. 

Già fatto? Quasi. Dopo il via libera dalla Conferenza, la norma dovrà ottenere l’approvazione del Cts prima di essere definita in una circolare del Ministero della Salute. Circola comunque ottimismo tra i protagonisti che vedono già il semaforo verde: “Il protocollo con le nuove regole per gli sport di squadra sul quale è stata raggiunta un’intesa in Conferenza Stato-Regioni è un punto di equilibrio ragionevole e sarà trasmesso al Cts”, così Maria Stella Gelmini a caldo. 

 

Quando scatta la nuova “quarantena soft”

Il protocollo riguarda tutte le federazioni sportive con campionati a squadre in corso, come ha tenuto a ricordare la stessa Vezzali rendendo merito al loro apporto per arrivare all’accordo odierno.

In questo contesto un piccolo paradosso arriva nella gestione delle quarantene dove, alla fine, lo sport farà tesoro della cosiddetta ‘quarantena soft’ introdotta proprio dal Governo a fine anno: in pratica, per gli atleti, non cambia (quasi) niente se ci sarà un solo positivo in squadra visto che i contatti stretti possono allenarsi e giocare, mentre se i positivi fossero due o più entrano in vigore norme più agevoli per permettere la pratica sportiva in continuità. Ovvero, tamponi per tutti con autosorveglianza per chi è vaccinato da meno di 4 mesi e ‘quarantena soft’ per chi è vaccinato da più di 120 giorni.

 

Basterà tutto questo? Il bicchiere è sicuramente mezzo pieno se si considera che, tra i tanti litiganti, finalmente è stato raggiunto un equilibrio (difficile) che permette la convivenza tra l’autonomia del mondo dello sport e l’esigenza di contenere l’epidemia da parte delle autorità sanitarie. Una specie di compromesso sulle rispettive funzioni indispensabile per tornare a una sorta di normalità sportiva nel periodo più caldo della pandemia. 

Rimane inevasa una sola domanda: il protocollo tra federazioni, regioni e governa poteva essere pensato (e fatto) molto prima visti i dati crescenti dei contagi? La risposta probabilmente non arriverà mai, ora dobbiamo solo vedere cosa accadrà nei prossimi giorni. La cartina di tornasole di questo protocollo, infatti, sta tutta nel verificare se i campionati manterranno o meno la propria regolarità. 

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