Ferrara, bimbo morto soffocato in casa: la verità nel lenzuolino della sua culla

Nuova perizia sulle cause del decesso: mamma indagata, ma non sarebbe gesto volontario. Caso sociale e non giudiziario

Daniele Predieri

08 Dicembre 2021

FERRARA. La tragedia sei mesi fa, nel giugno scorso, e da allora le indagini non hanno ancora avuto risposte chiare, certe. L’inchiesta sul bimbo di un anno trovato morto nella sua culla, in una casa qui in città, per la cui morte è accusata – come atto dovuto, tecnico e nulla più – la mamma, ora è alla svolta per i nuovi atti decisi dalla procura. Atti per cui, ad oggi, tutto è da rifare. O meglio, da approfondire, riformulare.

CAPIRE LA TRAGEDIA

La tragedia di questa estate, dunque, si riaccende dal punto di vista giudiziario perché la procura ha chiesto nuovi accertamenti irripetibili, approfondimenti su ben 8 reperti trovati all’interno della casa, quella mattina di giugno quando, gli stessi carabinieri che entrarono in casa trovarono desolazione, disperazione e terrore che si leggeva negli occhi dei fratellini di 9 e 5 anni del bimbo morto. Tra i nuovi accertamenti, procura, carabinieri del Ris e medici-legali si concentrano su un lenzuolino che – da quanto si apprende – potrebbe essere legato alla morte del bambino, per una insufficienza respiratoria. Potrebbe essersi avviluppato, durante il sonno in quel pannetto ed essere morto soffocato. Ipotesi che dovrà essere suffragata o meno dai nuovi esami che al momento sono stati stoppati dal legale della mamma, Alessio Lambertini, che difende la donna indagata per omicidio volontario: ma sia chiaro, lo ripetiamo, si tratta di un atto dovuto, una contestazione di natura tecnica solo e soltanto per indagare a 360 gradi con l’ipotesi più grave per poi selezionare il reato sulla base dei risultati che l’indagine offrirà. Indagine che finora escluderebbe – o meglio non ci sono riscontri – il gesto volontario, il soffocamento del piccolo da parte della mamma.

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L’avvocato Lambertini ha depositato in questi giorni una nuova richiesta di incidente probatorio (superperizia sul lenzuolino e gli altri reperti), per avere risposte super partes, da un perito di un giudice arbitro. Perché nella vicenda che aveva scioccato la città, dal punto di vista tecnico e medico legale è emerso che i risultati dell’autopsia hanno stabilito che il bambino è sì morto soffocato, per una insufficienza respiratoria. Ma non ci sono elementi, riscontri che possano indicare essersi trattato di un atto volontario: nessun segno, nessun riscontro e quindi potrebbe essere stato possibile un atto involontario: una morte dovuta al soffocamento del piccolo per quel lenzuolino. La stessa perizia tossicologica ha repertato nel suo corpo, tracce non importanti di sostanze psicotrope, le stesse che la mamma assumeva e che potrebbe aver trasmesso con l’allattamento. E che comunque non sarebbero concausa del decesso.

Ferrara, bambino morto in casa: giallo sulle cause

Da qui, la richiesta di approfondire, riformulare i quesiti ai medici legali, per capire. Aspetti tecnici che con molta sensibilità, tutti gli inquirenti, a partire dalla pm Lisa Busato, hanno valutato e ponderato. Atti doverosi e rigorosi da esaminare, anche se su tutto resta l’aspetto sociale che fa da sfondo a questo caso. La mamma, ad esempio, dopo un trasferimento in una struttura alternativa esterna all’ospedale, pochi giorni fa è tornata, a causa delle sue difficoltà psichiatriche, nel reparto di Diagnosi e cura dell’ospedale Sant’Anna di Cona: il suo stato non le permetteva di vivere in un ambiente non psichiatrico. Condizioni che tuttavia – ed è lecito domandarsi questo – nessuno prima della tragedia aveva monitorato: e se sì perché non è intervenuto prima? Parliamo della rete di assistenza di questa famigliola, con una ragazza di 30 anni, tre figli a carico, una condizione borderline e problemi di tossicodipendenza. Domande formulate in passato, cui pochi hanno ritenuto di rispondere. Le stesse risposte che non arrivano al padre dei bimbi, ora affidati alla nonna materna: lui, visto che è assolutamente presente nella loro crescita (monitorato dai servizi), chiede di poter tornare a vivere coi piccoli. Avrebbe bisogno di una casa. Vorrebbe cambiare quella in cui è avvenuta la tragedia con un’altra: l’ha chiesto all’Acer e aspetta una risposta. Gli basterebbe questo, con l’aiuto della suocera, per ricominciare e tentare di far dimenticare ai piccoli il terrore di quella mattina di giugno.

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