La Camera respinge i ricorsi: si entra solo con il green pass

0
15
La Camera respinge i ricorsi: si entra solo con il green pass

Sara Cunial

Il ‘Tribunalino’ della Camera rimette ordine e fissa nuovamente i paletti. Il ‘caso’ era stato sollevato inizialmente dalla deputata del gruppo Misto, ex M5s e pasionaria no vax, Sara Cunial

Nulla da fare per i deputati no vax. La Camera conferma la decisione del Collegio dei Questori e respinge i ricorsi contro l’obbligo del green pass.

Il Consiglio di Giurisdizione di Montecitorio ha infatti ribadito che l’ingresso al palazzo, per partecipare ai lavori dell’Aula, delle commissioni e per svolgere altre attività, è consentito solo dietro l’esibizione della certificazione verde.

Il ‘caso’ era stato sollevato inizialmente dalla deputata del gruppo Misto, ex M5s e pasionaria no vax, Sara Cunial. Al suo ricorso si sono poi aggiunti quelli di altri 7 deputati della componente Alternativa del gruppo Misto. Ma è stata Cunial ad attirare i riflettori: la deputata, infatti, dopo essersi vista respingere il ricorso dal ‘Tribunalino’ di Montecitorio, si era rivolta al Collegio d’appello della Camera, presieduto dal deputato di Alternativa Andrea Colletti (che figura tra i ricorrenti contro l’obbligo del green pass): la scorsa settimana e in maniera monocratica, Colletti aveva accolto la richiesta di sospensiva sull’obbligo del green pass fatta da Cunial.

Dunque, la deputata no vax ha potuto far ingresso alla Camera senza certificazione verde.

Decisione che non ha trovato d’accordo il Collegio dei Questori, che ha emesso una nuova ordinanza il giorno stesso della sospensiva, in cui si stabilivano forti restrizioni di movimento per Cunial, a partire dal divieto di entrare in Aula, consentendole di partecipare ai lavori dell’Assemblea solo dalle postazioni riservate ai deputati e allestirte nelle tribune durante la fase emergenziale della pandemia.

Cunial martedì scorso, primo giorno senza green pass, ha svolto dalle tribune un breve intervento, per «perdonare» i colleghi deputati nonostante «le forti discriminazioni a cui mi state sottoponendo». Forte e numerosa la protesta bipartisan di tanti deputati, che hanno chiesto ai vertici della Camera di ripristinare la norma e garantire la sicurezza della salute di tutti. 

Proprio mentre Cunial otteneva di poter entrare a Montecitorio pur senza esibire il green pass (e quindi senza vaccino e senza tampone), e in attesa delle decisioni del Consiglio di giurisdizione in merito, è arrivata la notizia di 7 deputati risultati positivi al Covid, pur con la rassicurazione fatta dal presidente Fico in capigruppo che «la situazione alla Camera è sotto controllo». Notizia che ha aumentato i timori tra i deputati, tanto più dopo la riapertura del Transatlantico (per oltre un anno off limits in quanto trasformato in una prosecuzione dell’Aula) e la presenza concomitante nell’emiciclo di tutti i parlamentari, senza più distanziamento.

In attesa che Montecitorio valuti come adeguarsi alle nuove norme varate dal Consiglio dei ministri, con l’introduzione del ‘super’ green pass dal 6 dicembre, il ‘Tribunalino’ della Camera rimette ordine e fissa nuovamente i paletti: si entra solo con la certificazione verde. Punto.

Non priva di durezza la motivazione: il Consiglio di giurisdizione (presieduto dal dem Losacco e di cui fanno parte anche la pentastellata Ascari e la leghista Covolo) «ritiene che i membri del Parlamento siano tenuti, al pari e più di ogni altro cittadino, a ‘non ledere né porre a rischio con il proprio comportamento la salute altrui, in osservanza del principio generale che vede il diritto di ciascuno trovare un limite nel reciproco riconoscimento e nell’uguale protezione del coesistente diritto degli altri’ (sono, queste, parole della Corte costituzionale). I deputati e i senatori, tenuti a porre in essere tutto quanto rientra nella loro disponibilità per il miglior esercizio del loro mandato, devono ricondurre ogni loro ipotetico sacrificio o disagio rispetto alla condizione di ogni altro cittadino all’insieme di responsabilità, potestà, diritti e doveri che compongono lo status di parlamentare in carica».

Inoltre, per il Consiglio di giurisdizione «sia la vaccinazione contro il Covid-19, sia il ‘tampone’ sono strumenti che, pur non potendo scientificamente garantire la certezza in assoluto della loro efficacia ed attendibilità,  offrono al riguardo un significativo tasso di probabilità statistica, ed in ogni caso costituiscono attualmente le uniche misure concrete che le Istituzioni possono porre in essere nel doveroso perseguimento della tutela della salute individuale e collettiva, garantita dall’articolo 32 della Costituzione».

Soddisfatto il Questore anziano Gregorio Fontana: «La sentenza di oggi conferma la piena vigenza e validità dell’obbligo di certificato sanitario per entrare alla Camera, una decisione che ristabilisce, anche per i parlamentari, le regole che valgono per tutti i cittadini», sottolinea l’esponente azzurro.

(fonte: La Stampa)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here