A Roma sindacati in piazza contro tutti i fascismi

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A Roma sindacati in piazza contro tutti i fascismi

ROMA. Secondo i sindacati in piazza c’erano circa 200.000 persone. Secondo la questura 60.000. Unite e per gridare: “Mai più fascismi”. Bandiere, striscioni e cori a Roma, durante la manifestazione organizzata da Cgil, Cils e Uil. Con l’assalto alla sede della Cgil, ha detto dal palco il segretario generale della Cgil Maurizio Landini “Un manifestazione di parte? No, questa è una manifestazione che difende la democrazia di tutti. Questo è il tema. L’attacco alla Cgil, l’attacco al sindacato è in realtà un attacco alla dignità del lavoro di tutto il Paese. E noi siamo qui non per difendere qualcuno ma per difendere la democrazia e per estenderla”. Sabato scorso, lo ricordiamo, un gruppo di persone, tra cui esponenti di Forza Nuova poi arrestati, si era staccato dal corteo dei no Green-pass e aveva assaltato la sede nazionale della Cgil. La manifestazione di oggi, sabato 16 ottobre, nasce in risposta a quell’avvenimento per dire, appunto, “mai più fascismi”.

La mattina, alla stazione Termini, scendono dal treno Milano-Salerno delle 11 e qualche cosa, in ritardo di venti minuti, ma non ci fanno neppure caso. Una ragazza, alta, con la coda di cavallo, indossa la bandiera della Fiom Cgil come un mantello. Parla con gli altri, sul binario 11. Sono un gruppo colorato. Arrivano per lo più dal Nord. Dalla Lombardia, Como, Varese, come il gruppo dello Spi Cgil, il sindacato dei pensionati, che si è alzato all’alba per prendere l’unico treno di Alta Velocità ancora disponibile “per arrivare alla manifestazione. Quelli dopo erano tutti pieni”. Ma non potevano mancare in piazza San Giovanni. Qualcuno ha l’età per sapere di persona che cosa sia stato il fascismo. L’assalto squadrista alla sede nazionale della Cgil, sabato scorso, merita una risposta decisa, un no secco. Non si assalta un sindacato, un’istituzione, con la scusa di protestare contro l’obbligo vaccinale. In piazza, tra gli altri, ci sono anche l’assessora regionale Alessandra Nardini (qui il video dell’intervento) e don Luigi Ciotti (qui il video). E poi, esponenti dei sindacati e del mondo della politica oltre, naturalmente, a tanti cittadini.

E c’è anche il ministro del lavoro Andrea Orlando, che dice: “Siamo di fronte, rispetto a Forza Nuova, a qualcosa di molto più pericoloso di una mera rievocazione nostalgica. Siamo di fronte a un movimento che ha l’ambizione di essere una forza politica. Questo non è vietato da me o da questa piazza, ma è vietato dalla nostra Costituzione”.

Lo striscione dell’Arci in piazza a Roma

A Roma la manifestazione contro le aggressioni squadriste è iniziata alle 14 in piazza San Giovanni. Il corteo da piazza Santa Maria Maggiore, la basilica dove ogni tanto fa capolino papa Francesco, lungo via Merulana, era stato fissato per le 13. Ma già un’ora e mezzo prima c’era clima di manifestazione nella “zona sensibile”. Alla stazione incontri membri dell’organizzazione con la pettorina bianca e i simboli “Cgil-Cisl-Uil” pronti a indirizzare chi scende dai treni verso piazza San Giovanni: qui sono attese circa 50mila persone nel pomeriggio. La Toscana promette di portarne almeno 5mila, fra pullman e auto. L’Emilia Romagna il doppio: la Cgil ha organizzato anche treni speciali (di Alta Velocità, loro che ce l’hanno davvero). Uno solo per il sindacato di Reggio Emilia, più decine di pullman.

Striscioni in piazza San Giovanni

In stazione ci sono anche steward con i pass al collo su cui spicca, in viola “mai più fascismi”, il mantra della giornata. Facile individuarli. Poi basta uscire da Termini e arrivare in piazza Santa Maria per capire che è la giornata giusta, quella della manifestazione anti-fascista, la manifestazione che rivendica il diritto a protestare in modo corretto, nelle sedi opportune, senza sfasciare, spaccare, minacciare di morte o ipotizzare colpi di stato. Solo perché lo Stato, fra l’altro, offre _ nel senso che passa gratuitamente _ trattamenti sanitari (compreso il vaccino) per evitare una pandemia.

In piazza Santa Maria, dunque, alle 11,30 è già un fiorire di bandiere rosso sindacato, tulipani da cemento, viene da dire, eppure rossi e vividi, mossi dal vento di mani. Lungo via Merulana, le camionette delle forze dell’ordine iniziano già a presidiare il percorso. E piazza San Giovanni pullula di gente: ma che ci fa quasi tre ore prima del raduno ufficiale? Ascolta la musica, De Andrè; passeggia fra palloncini bianchi e azzurri, si gode il sole di Roma, si incontra, parla. E aspetta di trovare altri amici. Aspetta circa 200 ragazzi da tutta Italia, ad esempio, un dirigente del servizio civile che arriva da Arezzo. A Roma è arrivato da solo. Ma non ci resterà a lungo. I “suoi” _ dice _ lo stanno per raggiungere. Prima dell’inizio. Alle 14, magari non proprio in punto. Ma nel giorno più adatto a Roma per ribadire di essere “città aperta”, città contraria alle dittature. Città che non considera l’accesso gratuito e libero alla vaccinazione anti-Covid una dittatura sanitaria: il 16 ottobre. E’ il giorno in cui, nel 1943, ci fu il rastrellamento del ghetto ebraico della capitale. Un’impudenza associare l’obbligo vaccinale alla dittatura nazi-fascista.

Poi,

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