Obbligo di green pass, proteste ma disagi contenuti

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Obbligo di green pass, proteste ma disagi contenuti

Un manifestante contro il Green pass a Torino

Scioperi nelle aziende, proteste nei porti, disagi nei trasporti. Ma nessun blocco

Il popolo no green pass scende in piazza in tutta Italia nel primo giorno dell’obbligo nelle aziende senza però bloccare il Paese. Pochi i disagi anche nelle città portuali dove i manifestanti hanno provato a bloccare gli accessi, senza però fermare le attività.

Epicentro della protesta è Trieste e il suo porto. Come annunciato, il Coordinamento lavoratori portuali (Clpt) si mobilita. Centinaia di manifestanti si riuniscono davanti al varco 4. Non solo portuali, anche lavoratori di altre categorie come gli operatori sanitari sospesi. Nessun blocco del porto. I dipendenti che vogliono andare a lavorare vengono lasciati entrare. Il portavoce del Clpt, Stefano Puzzer, piega che la manifestazione andrà avanti a oltranza. “Ci fermeremo solo quando verrà abolito il green pass”. Man mano che la giornata prosegue altri lavoratori contrari al Green pass arrivano anche fuori Trieste a dare manforte. Per il Clpt si arriverà a diecimila presenti. Arriva anche la solidarietà delle altre piazze di Italia che ai lavoratori triestini rivolgono un applauso.

L’allerta però rimane alta in particolare per l’autotrasporto, settore tra i più delicati considerando che oltre l’80% delle merci viaggia su gomma. Secondo le principali associazioni, almeno il 25% di camion delle imprese italiane già da venerdì è stato costretto a fermarsi per fare largo agli stranieri cosa che avrebbe “innescato una forma di concorrenza distorta” visto che gli autotrasportatori provenienti dall’estero sono esentati dall’obbligo. La situazione dunque potrebbe peggiorare in vista di lunedì, quando tir e camion torneranno sulle strade italiane. Nel mirino la nota dei ministeri delle Infrastrutture e della Salute, nella parte in cui, fa sapere una nota di Unatras, l’unione dell’autotrasporto, “viene evidenziato che gli autotrasportatori provenienti dall’estero saranno esentati dall’obbligo del green pass, a condizione che le operazioni di carico / scarico siano effettuate da altro personale”.

La giornata ha visto tante persone scese in strada a Genova e ad Ancona in solidarietà ai portuali di Trieste, così come nelle città non affacciate sul mare, da Firenze a Bologna, da Udine a Torino, da Bolzano a Trento.

I tanto temuti disagi nei trasporti pubblici locali non si sono materializzati così come i blocchi di strade e autostrade minacciati da autotrasportatori via social. Ad accomunare le piazze, i cori “Libertà, libertà” e le grida contro il premier Mario Draghi.

L’atmosfera tra le strade in qualche caso è stata tesa, con toni decisamente sopra le righe. Non sono mancati i paragoni tra l’obbligo del green pass e la Shoah, come a Pesaro dove i manifestanti hanno srotolato uno striscione con la scritta “Non iniziò con le camere a gas. Iniziò con i politici che dividevano le persone in noi e loro”. A Trento invece volantini della Fiom e della Cgil sono stati ricoperti di svastiche.

L’episodio più grave a Bologna dove, oltre ad aver definito l’obbligo della certificazione “un fascismo 2.0”, uno dei promotori si è rivolto contro la senatrice Liliana Segre, accusata di tradire la sua storia e il suo passato per il suo appoggio al green pass.

Non sono però mancati episodi di contestazione da parte dei cittadini come a Cagliari dove da un palazzo sono state lanciare secchiate d’acqua sui manifestanti; a Milano invece i manifestanti all’Arco della Pace si sono scagliati contro alcuni partecipanti che stavano distribuendo un volantino con la scritta “la difesa della Patria è un sacro dovere del cittadino”.

A Roma il sit-in organizzato al Circo Massimo è stato assolutamente pacifico e gli organizzatori hanno deciso di aprirlo con un omaggio floreale delle donne della piazza agli operatori delle forze dell’ordine che vigilavano la situazione. A radunarsi qualche migliaio di persone, ben oltre le mille previste ma meno delle diecimila annunciate dal palco. Qualche momento di acceso dibattito con gli operatori dei media presenti ma nulla più.

La situazione potrebbe essere diversa a Milano dove domani è in programma un raduno alle 17 a Piazza Fontana. Il comitato “No Green pass Milano” però non ha trovato l’accordo con la questura per il corteo. Secondo i promotori della manifestazione, l’intesa sarebbe saltata già sabato 2 ottobre, quando “dopo essere usciti con un accordo da Fatebenefratelli che prevedeva un percorso concordato e la sospensione del Daspo a tutti quelli che lo avevano ricevuto, la Questura ha di fatto rinnegato tutto dopo poche ore”, mentre la seconda volta sarebbe stata oggi. La richiesta degli organizzatori a coloro che intendono partecipare è di fare attenzione “ai provocatori che ci immaginiamo saranno ancora più numerosi delle volte precedenti”. Per il comitato “evidentemente l’obiettivo per qualcuno non è quello di avere manifestazioni pacifiche ma esattamente il contrario”. La sorveglianza ad edifici particolarmente significativi come il tribunale, la prefettura, ma anche le sedi di partiti politici e sindacati, le redazioni dei media, e altri possibili obiettivi scientifici è stata rafforzata. L’obiettivo è quello di evitare che le scene viste sabato scorso a Roma possano ripetersi.

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