Alitalia ultima chiamata per il volo AZ 206

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Alitalia ultima chiamata per il volo AZ 206

Ultima chiamata e ultima carta d’imbarco  Alitalia: sulla sinistra compaiono le tre sigle “ricordo” scritte a penna: Ok per i documenti d’imbarco, Ok per il PCR (il tampone del secondo giorno, obbligatorio in UK) e Ok per il Passenger Locator Form. Fine corsa di Alitalia e debutto della nuova compagnia ITA.  Ci resta in mano l’ultimo boarding pass , e nei ricordi  quest’ultima  chiamata per il volo AZ 206,  riassunto di tutte le contraddizioni che la lunga pandemia ci ha mostrato fino ad oggi: si parte da in paese, l’Italia (a ieri 2668 contagi e  40 decessi per Covid19) dove il dibattito politico é annodato e strangolato sulle rigide misure anti pandemiche. Si atterra in un paese, il Regno Unito (a ieri 45 mila nuovi casi e 157 decessi per Covid19) dove, nonostante la significativa circolazione virale rispetto all’Ue, mascherine, distanziamento sociale e obbligatorietà del Green Pass non esistono più. Socialmente, ma non sanitariamente, l’Inghilterra é fuori dalla pandemia. O, più semplicemente,  finge che tutto sia finito. Salvo che per il business dei tamponi. 

Gate44 Fiumicino -Heathrow

Guardiamo lo schermo digitale del Gate44 al satellite di Fiumicino che mostra per l’ultima volta il logo Alitalia e la destinazione finale: London Heathrow. Sarà questo il nostro ultimo volo con Alitalia, la compagnia di bandiera italiana che molti viaggiatori, come anche noi, per decenni hanno preferito a qualsiasi altro vettore. 

Anche il primo volo aereo di chi scrive, appena adolescente, é stato con Alitalia. Volo nazionale, verso le vacanze e il mare blu del sud Italia. Si fumava a bordo. Poi sono arrivati i continui Roma-Milano-Roma e a seguire il pendolarismo con Bruxelles, Parigi, Tunisi e Londra. I frequenti viaggi a New York e sulle tratte intercontinentali. Quasi sempre Alitalia, e comunque preferibilmente Alitalia

Molti dei nostri figli hanno iniziato a volare Alitalia già da neonati. Venivano accolti e coccolati nelle culle di bordo dagli equipaggi, e, poco più grandicelli, era abituale vederli giocare con il kit  di fogli e pastelli forniti dalla compagnia di bandiera ai più piccoli, o giocare a far svolazzare quell’aeroplanotto bianco panciuto del duty-free di bordo con la livrea Alitalia

Il Belpaese anni ’90

Vestivano la livrea Alitalia anche i più bei viaggi intercontinentali anni ‘90 verso New York e l’aeroporto JFK. Si entrava a bordo dell’iconico e panciuto Jumbo, il Boeing 747, salotto a due piani con cui volare a 10mila piedi di altitudine, esportando nel mondo l’immagine vincente del Belpaese,  e rimasto nella flotta Alitalia per quasi 35 anni. A bordo ti accoglievano gusto, ottima cucina e vini, ordine, pulizia, filodiffusione sulle note di Ennio Morricone, e un equipaggio che trasudava professionalità da ogni angolatura: uniformi eleganti, portamento, stile, trucchi e acconciature impeccabili. Attenzioni e garbo assoluti. 

Erano belli da veder arrivare e circolare negli aeroporti gli equipaggi Alitalia: con le divise e i cappotti di alta sartoria, firmati dai più grandi stilisti italiani, dalle Sorelle Fontana ad Armani. Con quei foulard di seta tanto chic, che pennellavano l’incedere di inimitabile e irraggiungibile italian style.

Chissà, forse sono stati proprio loro i primi influencer della storia senza che ce ne accorgessimo. Equipaggi che sfilavano nei red carpet aeroportuali, uniti e compatti, verso i gate di destinazione, e facevano tendenza anche a terra con quei loro primi trolley orizzontali, trendy e funzionali. 

Fiducia Alitalia

Di quegli equipaggi ti fidavi ciecamente perché sentivi che si prendevano cura di te. Di te che avevi paura di volare, di te che avevi freddo, o caldo, o sete, o febbre o nausea. 

Di te che viaggiavi per diletto, per lavoro o per un’improvvisa emergenza. E ti accoglievano a bordo insieme alla tua gioia o al tuo dolore durante quei viaggi. A quegli equipaggi affidavi i tuoi bambini piccoli, o gli anziani non autosufficienti, sapendoli in buone mani. A quei piloti affidavi con fiducia cieca il tuo volo: erano loro, i piloti Alitalia, quelli che facevano scuola nel mondo. Ed era la loro autorevole e professionale voce, in volo, che dava il benvenuto ai passeggeri, che informava, rassicurava, a volte descriveva il sorvolo e le bellezze paesaggistiche, salutava e ringraziava i passeggeri che, attraverso l’autorevolezza di quell’intonazione dei comandanti, sapevano di essersi affidati ai migliori. 

È capitato di averne conosciuti molti di piloti e comandanti, nel corso degli anni. Molti che venivano dall’aviazione militare, altri con una storia tutta civile. Eppure mai, davvero mai, nelle confidenze anche private e rilassate che si hanno in contesti amicali, é successo di sentire un pilota riferirsi ai passeggeri o all’azienda con con una caduta di stile o di rispetto. 

Come ha ben detto, in un video di profondo impatto emotivo e mediatico quel pilota Alitalia che ha effettuato il suo ultimo volo dopo 40 anni di onorata carriera pochi giorni fa, cerchiamo coscientemente di non credere alla storiella semplicistica di una compagnia fallita a causa degli alti stipendi e dei benefit concessi negli anni al personale di volo: “come se la più grande acciaieria d’Europa di Taranto possa trovarsi sull’orlo del baratro a causa degli stipendi miliardari degli  operai”. 

Ci mancherebbe, Comandante ex-Alitalia, bisognerebbe avere il limite dell’ingenuità infantile per credere alla narrazione di stipendi d’oro e benefit esclusivi dei dipendenti quali causa della perdita di valore e  prestigio di una compagnia di bandiera nata 74 anni fa sotto i migliori auspici. 

Ci mancherebbe, Comandante ex-Alitalia, bisognerebbe essere non vedenti per non osservare il management che negli anni si é avvicendato ai vertici aziendali, o la politica clientelare che ha messo a cascata uomini incapaci nei posti in cui il danno sarebbe stato irreversibile. Buonuscite milionarie, politiche aziendali fallimentari, distruzione sistematica, minuziosa e tangentizia di una delle migliori compagnie aeree del mondo. 

I corvi sul cadavere di Alitalia con la quale stiamo volando per l’ultima volta  non siete voi, lei i suoi colleghi o i suoi equipaggi, gentile Comandante ex-Alitalia, sappiamo bene che sono altri. Ma, visto che siamo in tema di saluti, ci consenta di esprimere anche il nostro modesto rammarico di passeggeri, per questa uscita di scena sghemba e priva di stile. 

I social campo di battaglia

Farsi prendere la mano dai social non é stata una buona idea. Aprire un fronte di conflitto passeggeri – equipaggi non é stata una buona idea. Far perdere decine e decine di voli a tutti i viaggiatori che venerdì 24 settembre sono stati bloccati per 3 ore sulla Roma-Fiumicino dal vostro sciopero, non é stata una buona idea. 

Come non é stata una buona idea aver reso irreperibili i call center, non rispondere in nessun modo alle decine e decine di passeggeri che hanno visto volatilizzare il proprio bagaglio scomparso, il proprio biglietto aereo mai rimborsato, i tanti servizi pagati e mai erogati. 

Ecco, gentile Comandante ex-Alitalia, anche se con il suo video ci ha fatto commuovere, riteniamo che sia stato troppo semplice e scarsamente proficuo, penalizzare la catena debole del sistema, i passeggeri. Come riteniamo poco utile alla vostra giusta causa trasformare un alleato in un legittimo nemico. Gli italiani certamente vi avrebbero dovuto sostenere e rispettare di più. E forse lo avrebbero anche fatto se la vostra battaglia li avesse coinvolti e non ingiustamente penalizzati. Chissà cosa sarebbe accaduto se, non a settembre, ma molto prima, ci fosse stata compattezza dal primo all’ultimo dipendente Alitalia, esclusivamente contro chi l’Alitalia l’ha ridotta un cumulo di macerie. 

Sperando di riavervi presto a bordo….

Oggi sul nostro ultimo volo Alitalia c’è sempre quel solito vassoio con i tre panini a bottone semi congelati – che viene ritirato spesso del tutto intonso – e la bottiglietta dell’acqua San Benedetto quale unica bevanda, per una millantata strategia aziendale di misure anti Covid19.

Già perché più volte, in questi venti mesi di pandemia, oltre le Lounge Alitalia inaccessibili da marzo 2020 (contrariamente alle altre Lounge, ai bar e alla ristorazione aeroportuale regolarmente riaperti) oltre le toilette di bordo riservate agli equipaggi in numero di due su tre, siamo riusciti a sentirci dire che a causa della pandemia non potevano essere servite altre bevande in volo al di fuori dell’acqua. 

Questo ultimo vassoio, con l’acqua “santa anti Covid19» San Benedetto ce lo ha servito una hostess abbastanza giovane, senza più sorriso e senza più trucco, con uno chignon disfatto e pinzato alla bella e meglio e  gli occhi spenti e inespressivi. 

Forse ha pianto troppo, forse non ha più alcuna immagine aziendale da rappresentare. L’altra collega, più grande di età, bionda e con una coda tenuta ferma da un elastico da palestra, qualche ciocca scomposta ma pazienza, trova ancora in quell’uniforme che indossa, un briciolo di cortesia da riservare ai passeggeri. Questione di stile, e di dna di un’Alitalia d’altri tempi. Dopotutto per ciascuno di noi passeggeri questo resterà, per sempre, l’ultimo volo AZ 206 a bordo di Alitalia, l’unico senza quel garbato e familiare saluto in atterraggio in cui ci auguravano un piacevole soggiorno e speravano di riaverci presto a bordo dei loro aerei.  

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