Ci mancavano soltanto i principi sauditi a Newcastle

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Ci mancavano soltanto i principi sauditi a Newcastle

Lo confesso, vi invidio. Non per la vittoria dell’Europeo, le 37 partite di fila senza sconfitta, il ciuffo di Mancini o i suoi presunti conti all’estero. No, vi invidio perché avete avuto il coraggio di snobbare in modo così meravigliosamente iconoclastico quella grandiosa buffonata della Nations League. Nelle settimane in cui, come in un gara al pub a chi spara la cazzata più grossa, istituzioni del calcio, allenatori e passanti propongono riforme assurde per rendere il calcio un altro sport – dal Mondiale ogni due anni al divieto di passare la palla indietro una volta superata la metà campo – gli Azzurri hanno lanciato al mondo un grido liberatorio: la Nations League non esiste! Un trofeo senza tradizione che è in realtà un lungo torneo amichevole estivo giocato tutto l’anno, fuffa da rivendere a tifosi che odiano la pausa di campionato più di una birra calda ad agosto, assist al provincialismo per tornare a esprimere il proprio disprezzo di parte nei confronti di giocatori che appena tre mesi fa erano eroi di guerra ritornati vincitori.

Con l’episodio dei fischi a Donnarumma, poi, si è visto il campionario completo delle idiozie. Non dei tifosi, benedetti loro – e poveretti, perché presto sarà vietato anche esultare a un gol per non offendere i tifosi avversari – ma dei commentatori. I fischi sono stati giusti, sono stati sbagliati, comprensibili, incomprensibili perché-ci-ha-fatto-vincere-l’Europeo, uguali ai buu razzisti. Ecco, ho letto di tutto, in questa corsa a moralizzare il tifoso scemo che invece di stare su Twitter o in una redazione osa ancora andare allo stadio, ma penso che il paragone con gli insulti razzisti ai giocatori di colore vinca il premio Sbronzo dell’anno. Tranquilli, la trasformazione del calcio in un’ora di educazione civica prosegue spedita – peccato solo che ci sia poi Luis Enrique che dice quello che il giornalista sportivo indignato permanente non ha saputo dire, e cioè che a fischiare l’inno spagnolo alla fine erano in pochi, e non facciamola troppo lunga.

E se anche fossero stati tanti, aggiungo io, lasciateci fischiare gli inni: è tifo, non una dichiarazione di guerra, ci si arrangia con quello che si ha sotto mano per dare fastidio all’avversario. Meno male che c’è la Premier League, vorrei dire, ma non è vero. Innanzitutto perché siamo in pausa anche noi, ci giochiamo le qualificazioni al Mondiale in Qatar contro Andorra e poi contro l’Ungheria (tutti pronti con gli articoli sugli ungheresi fascisti, razzisti e sovranisti?). E poi perché questo fatto che il calcio inglese sia diventato il giochino di sceicchi arabi e principi sauditi inizia a starmi sulle balle. Auguro il meglio agli amici del Newcastle corsi nelle strade a festeggiare il fondo sovrano saudita che si è comprato la loro squadra. L’unica nostalgia che ho è per la mia bionda al pub, non farò certo quello che sospira ripensando al calcio autarchico di una volta, spero che i Magpies tornino a vincere, ma non riesco a fremere di passione per tutto ciò. Ho una speranza, però: se, come leggo, è vero che dopo il Newcastle si vogliono comprare l’Inter, non avremo bisogno di un’altra Lepanto per levarceli di torno, i sauditi si autodistruggeranno da soli.

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